Le Dimore del Quartetto

LA NOSTRA STORIA

UNA COMBINAZIONE VINCENTE

Francesca Moncada è rimasta incantata dal suono del quartetto una ventina di anni fa, quasi per caso. Ha subito capito che il lavoro di squadra era alla base della tensione creativa ed espressiva tipica di questo ensemble. Essere parte di questo campo elettrico è un privilegio che non richiede nessuna conoscenza se non l’ascolto. È per questo che Francesca ha sentito la necessità di diffondere questo genere musicale, certa che chiunque avrebbe potuto innamorarsene se messo nelle condizioni adeguate..

Il quartetto è composto da due violini, una viola e un violoncello. Questi quattro strumenti sono in grado di riprodurre il ventaglio di colori di un’intera orchestra. Ma l’orchestra è diretta da un direttore che stabilisce l’interpretazione, mentre nel quartetto le quattro voci sono uniche e distinte e si intrecciano in un linguaggio che è l’espressione profonda e ragionata dei quattro interpreti, che dialogano e approfondiscono insieme il significato della partitura.
Francesca ha cercato di capire perché da un lato abbiamo un esercito di giovani musicisti che ancora oggi sono devoti a questo genere che richiede impegno e sacrifici impareggiabili e dall’altra parte un pubblico sempre più esiguo e anziano che si dimostra interessato. La risposta le è parsa abbastanza immediata: la musica da camera, e in particolare il quartetto, va ascoltata in un ambiente raccolto perché è un’esperienza immersiva di ascolto, visione e partecipazione. Solo così questo genere musicale può essere apprezzato e compreso nella sua peculiarità. Per questo si parla di musica da camera. 

Ma per quali camere è apparsa questa letteratura musicale che ha prosperato tanto da fare nascere migliaia di società per concerti in tutta Europa? Le Dimore aristocratiche avevano saloni grandi e camere della musica, il concerto faceva parte della vita di corte, i musicisti suonavano creando un contatto diretto con il pubblico che spesso li conosceva. L’Europa è costellata di Dimore storiche, fanno parte dell’identità del nostro territorio, ma oggi sono spesso vuote e separate dall’attività vitale della comunità. Io stessa ho avuto la fortuna di poter vivere in una Dimora, conoscere i suoi spazi e fare parte della sua storia. Questa fortuna si trasforma però anche in una responsabilità, un’eredità preziosa ma al tempo stesso molto difficile da mantenere viva in una chiave contemporanea. Così Francesca Moncada ha pensato di mettere, o meglio rimettere in connessione questi due mondi: Dimore Storiche e Quartetti d’archi, in modo che le esigenze delle prime diventassero risorse per i musicisti e viceversa, in un’economia circolare dove la Società Civile ha un ruolo fondamentale. È così che nel 2016 nasce Le Dimore del Quartetto, la prima rete europea di dimore storiche che offrono residenza ai giovani quartetti in cambio di un concerto.

È nato tutto quasi per gioco, con qualche chiamata agli amici che avessero voglia di provare. La risposta è stata incredibile: superate le prime perplessità, il passaparola entusiasta ha iniziato a rimbalzare di casa in casa, di quartetto in quartetto, portando i primi partner con i quali la rete ha iniziato a svilupparsi organicamente. Da quelle prime residenze, nel 2020 Le Dimore del Quartetto conta oltre 150 dimore in 16 Paesi, in Europa e non solo, e raccoglie 80 ensembles (quartetti e trii d’archi e con pianoforte) tra i migliori del panorama internazionale, con musicisti di 33 nazionalità differenti. A partire dallo scambio dimora-quartetto / ospitalità-concerto, sono nati diversi progetti in collaborazione con numerosi stakeholder sia del territorio che della filiera musicale, i quali hanno trovato a loro volta in questo scambio un’opportunità di creazione di valore condiviso.  Società per concerti, accademie, premi, Ambasciate, istituzioni, fondazioni, collezioni di strumenti hanno aderito a questo circolo virtuoso che continua a crescere vorticosamente. Grazie a questo sistema di rete Le Dimore del Quartetto riescono a portare contenuti culturali di altissimo livello anche nei territori in cui mancano le istituzioni culturali, valorizzando e vivificando anche i piccoli comuni. Sono così nati i festival diffusi, con itinerari di scoperta di musica e territorio, che attivano i tessuti sociali e produttivi di aree altrimenti difficilmente raggiungibili. A questo si sono aggiunti itinerari di viaggio, formazione aziendale presentando il quartetto d’archi come esempio di leadership condivisa e diversity inclusion, collaborazioni artistiche per favorire la circuitazione europea di giovani professionisti. E l’evoluzione continua, superando ogni confine. 

La ricetta segreta di questa storia? A volte anche le risorse più antiche, se combinate in modo creativo, possono dare vita a un progetto fortemente innovativo e unico.